The world has become obsessed with elites ( The Economist)

AN ACADEMIC, a politician, a journalist, a film star, a nobleman and a banker walk into a bar. They order different drinks, and sit at separate tables each doing their own thing. There is no punch line; these people do not belong together in any sensible way. Yet members of these groups and others are regularly given the same label: “elites”. Careful writers should avoid this word; it is becoming a junk-bin concept used by different people to mean wildly different things.It is easy to understand why people reach for “elites”. If pundits can agree on anything about 2016, it is surely that it has been bad for elites. Populist wave after populist wave has broken over Western politics, with a vote for Brexit, the election of Donald Trump and Italy’s loss of a popular young prime minister over a constitutional referendum that he called—and lost. The masses are out for blood, and the elites are quaking.

But if you can picture those masses in your mind—pitchforks, torches, perhaps overalls—what do the elites look like? For Mr Trump, the hated elites comprise the Washington political establishment and the press. But for his own opponents, the very idea of a billionaire who lives in a golden tower swanning in and winning himself the presidency just goes to show what elite status can get you.

Campaigners for Brexit railed against liberal elites—the economists, academics and journalists who warned of its consequences. But the face of the Leave campaign was Boris Johnson, an Eton- and Oxford-educated toff. Michael Gove, another Leaver, said that folks were tired of “experts”. But Mr Gove, like Mr Johnson, is a former president of Oxford’s leading debating society, the Oxford Union, and one of politics’ pointier heads. In other words, no matter who you are or what you’re campaigning for, bashing elites seems a safe bet, while admitting to being a member of anelite is an absolute no-go.

The obsession with elites is relatively recent: the oldest citation in the Oxford English Dictionary (OED) dates back to 1823. It was only a singular noun, from a past participle in French, meaning “chosen”; from the same root as “to elect”. (Its very Frenchness may make elite such a delicious word for some Anglophones to hurl as an insult.) The OED says the English noun is “The choice part or flower (of society, or of any body or class of persons)”.

This entry has not yet been updated to include its more recent sense, the pejorative version, often plural, which can be glossed as “people with unearned privileges who keep honest folks from getting a fair shake”. Data from Google Books show the plural word “elites” beginning to be used in about 1940, with the obviously pejorative “elitist” rising from about 1960. The anti-authority cultural changes of the 1960s, it seems, brought with them a rising concern with elites and their apologists.

Data from the New York Times show an even sharper spike in mentions of elites since about 2010, as article after article has tried to diagnose anger at elites. Populist anger is hardly surprising: elite financiers tanked the global economy, elite economists failed to foresee it and political elites failed to respond effectively enough. Those elites in the crosshairs had to find other elites to blame, and they did so. Elite scientists and Hollywood liberals whining about climate change cost coalminers their jobs. Elite London journalists noshing on sushi ignore the problems that hard-working northern Brits suffer as a result of immigration. Cultural elites police what can be said about minorities. And so on.

But the rush to blame elites has nearly everyone in the crosshairs: Sketch Engine, a digital tool for lexicographers, finds among the common modifiers for elite not just obvious ones like “ruling”, “wealthy”, “monied”, but also “secular”, “cultural”, “educated”, “metropolitan” and “bureaucratic”. Elites are no longer “the choice part or flower” of a group, but merely anyone in a position of influence someone else thinks they do not deserve.

Words aimed more precisely serve their purpose better. Elites are an abstraction. If people are angry at bankers or at climate scientists, they should say so specifically. Those seeking to diagnose the causes of the current wave of populism need to understand what populist voters are truly angry about. Those who are angry at elites generally, but can’t say more specifically who they are angry at or why, should think twice before voting for a populist who promises to find and punish those elites, whoever they are.

Johnson: the meaning of “elites”

Source: The world has become obsessed with elites | The Economist

PERSINO LONDRA è CONTRO IL TTIP. E NOI INVECE, OBBEDIAMO. 

Scritto da Maurizio Blondet, 27 aprile 2016 

La buona notizia: subito dopo la visita di Obama che ha ordinato di non uscire dall’Europa, il numero degli inglesi che voteranno il Brexit è diventato maggioranza. E’ la prima volta, secondo i sondaggi. Ma non è tutto ‘merito’ del mezzo-kenyota (come l’ha chiamato il sindaco della capitale Boris Johnson).

E’ che è ora pubblico il rapporto della London School  of Economics sugli effetti del TTIP, il trattato transatlantico.

Lo studio l’aveva commissionato Cameron, sperando di trovarvi argomenti per la sua propaganda atlantista. Dopo averlo  letto, l’ha secretato. E’ stato costretto  a  rilasciarlo  in base al Freedom Of Information Act (un tipo di legge sulla libertà d’informazione che in Italia non esiste) su istanza giudiziaria di  Global Justice Now, un gruppo di cittadini attivi.

La London School (LSE) è una storica università  imperiale, una delle centrali dell’ortodossia liberale, ovviamente pro-governativa,  mica un sito alternativo. Ebbene: la sua valutazione del TTIP è devastante. Per il Regno Unito, dice chiaro, l’introduzione del Trattato transatlantico “configura moltissimi rischi e quasi nessun beneficio”.

L’istituto – che è una voce autorevolissima –  punta il dito specificamente sulle camere arbitrali,  i tribunali (privati e segreti) istituiti dal Trattato, davanti a cui le multinazionali possono trascinare gli Stati, protestando che certe leggi ostacolano il suo business, e quindi la libera concorrenza.

Fra gli esempi, il LSE ne ricorda alcuni: l’Australia querelata dalla Philip Morris per aver imposto per legge pacchetti anonimi; la Philip Morris che denuncia l’Uruguay per aver questo stato messo un annuncio del tipo “Il fumo danneggia la salute” sui pacchetti.

Esempi più sinistri ancora: l’Argentina denunciata e condannata per avere bloccato i prezzi  delle bollette elettriche,  a protezione dei cittadini consumatori, durante il tragico collasso economico.  La Veolia, la multinazionale francese che gestisce i servizi di acqua, energia e nettezza pubblica, la quale ha avuto lo stomaco di denunciare l’Egitto per aver introdotto il salario minimo, cosa che secondo la ditta la danneggia.

Non potrebbe essere più chiaro: non è capitalismo, è il ritorno alla legge della jungla.Il Regno Unito, che nonostante il suo liberismo mantiene una legislazione sociale robusta, si troverebbe in modo permanente sul banco degli accusati, soggetto a multe e punizioni e obbligato a cambiare punti essenziali del diritto. “C’è motivo – dice il LSE – di aspettarsi che il trattato UE-USA imporrà costi significativi al governo. Basandoci sull’esperienza del Canada nel NAFTA [il trattato pan-americano gemello del TTIP], ci dobbiamo attendere che le clausole di “protezione dell’investitore” [del TTIP]  saranno regolarmente invocate da investitori USA per atti del governo  del Regno che di norma non sono contestabili secondo il diritto nazionale”.  Per cui, continua l’Istituto con tipico understatement, “si ha poco motivo di ritenere che [il Trattato] darà al Regno Unito benefici di qualche significato.  Si ha scarso motivo di credere che darà al Regno Unito benefici politici significativi”

Chi vuole leggere l’intero studio, lo trova qui: http://www.globaljustice.org.uk/news/2016/apr/25/foia-reveals-governments-assessment-ttips-corporate-courts–lots-risks-and-no

Né vantaggi economici, né politici. A questo punto bisogna chiedersi perché i “nostri” governanti  europei, quelli che in qualche modo abbiamo eletto a rappresentarci, stiano ancora operando sottobanco – in combutta con Bruxelles – per ingabbiarci nel TTIP. Qui evidentemente obbediscono ad ordini che superano persino il livello del  presidente USA,  quello che può essere sbeffeggiato mezzo-kenyota;  un ridicolo personaggio che fra pochi mesi non conterà più nulla  (in Italia, laudatissimo  fino alla fine  dal Partito Radicale, il più americano dei gruupuscoli).

Ha detto alla Merkel che accogliendo milioni di profughi “è nella parte giusta della storia” un tizio, pateticamente fallito, che fra un anno sarà nella  discarica della storia.  Non è certo lui ad avere la forza propria per ordinare agli europei quel che ha ordinato: accelerare l’approvazione del TTIP, continuare le sanzioni contro la Russia, dare più soldi alla NATO impegnata in rotta  bellica contro Mosca.

Obama e i suoi successiEppure la Merkel , Hollande, Renzi hanno accettato tutti i diktat senza  un’obiezione (solo Hollande, incredibile, ha piagnucolato che è difficile far passare il TTIP senza revisioni:  dato  lo stato di rivolta dei francesi, è comprensibile).  La Merkel soprattutto:  in calo  elettorale, col disastro della “accoglienza”   che ha mostrato la stupidità della sua leadership,  e destabilizzao   la UE; con la maggioranza dei tedeschi che vogliono la fine delle sanzioni anti-russe secondo tutti i sondaggi; con la sorella Austria che alza le barriere per non essere invasa, e dà  una simbolica maggioranza al partito “xenofobo”  –  non ha certamente alcun vantaggio, né economico né politico, da riscuotere  per il suo servilismo. Lei, da sempre ossessionata dai sondaggi, fa’ harakiri politico  pur di obbedire alla Forza Oscura che dirige i destini poltici d’Europa.

Nelle settimane scorse, la Commissione europea ha continuato l’inglobamento di fatto dell’Ucraina –  sta abolendo i visti – all’indomani del referendum dove il 64% degli olandesi ha detto NO.  “La gente vota per qualunque cosa, ma di rado sul tema del referendum”,  ha schernito quel risultato Martin Schulz, il presidente del palamento europeo:  Schulz ha  il fiato pesante di totalitarismo, si sente troppo  che  sta obbedendo alla Forza.  Sui paesi che hanno elevato controlli per non essere invasi dagli immigrati,   lo stesso personaggio ha parlato con spregio di “ricchi che abitano da qualche parte e chiudono la porta”, di “egoisti, di nazionalismo che non è che un egoismo allargato”. Ora, chiamare “ricchi” gli ungheresi, è veramente odioso. E ciascuno è in grado di notare come Schulz usi gli stessi argomenti e lo stesso disprezzo del primo Papa la cui elezione è  stata salutata con trionfo dalla Massoneria.

Ad Hannover, investita da una colossale manifestazione anti TTIP, la Merkel s’è accordata con Obama di approvare e far approvare dagli europei il TTIP entro l’anno.  Bruxelles ha di nuovo aperto alle sementi e ai pesticidi Monsanto.  Nessuna protesta dei “nostri governanti”  contro il fatto che gli Stati Uniti, in Siria, hanno violato il cessate-il-fuoco e stanno fornendo armamento eccezionalmente pericoloso per l’aviazione russa:  come ha rivelato la rivista Janes’s, inglese, un’autorità nel suo genere e non certo anti-occidentale.

armi usa ai terroristi

http://www.janes.com/article/59374/us-arms-shipment-to-syrian-rebels-detailed

 

A quale Forza obbediscono? Non si può qui evocare che il celebre detto del banchiere James Warburg (1896-1969), membro del Council on Foreign Relations  al Senato americano: “Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza ”

Ma la colpa finale non pesa sui “nostri” governanti. Pesa su di noi, passivi incapaci di difendere i principii della libertà e della dignità. Il totalitarismo del 21mo secolo ci è sopra,  e noi “vigiliamo” sì, ma contro il Nazismo, il “fascismo”, l’autoritarismo, la “xenofobia”….. Come ci ha prescritto il loro Mattarella.  E Schulz, e El Papa.

Forse si salveranno gli inglesi. E forse, anche noi.

Source: PERSINO LONDRA è CONTRO IL TTIP. E NOI INVECE, OBBEDIAMO. – Blondet & Friends

In un mondo di disonesti, c’è sempre chi spicca più di altri … il mio commento all’articolo: “Maria Elena Boschi: banche e petrolio, le mie verità. Posso sbagliare ma mai in malafede, poteri forti contro governo”

La Boschi si difende, parla di poteri forti che li vogliono schiacciare.  A vedere ciò che è successo nei passati governi, ciò che succede in Europa con le banche, l’Euro ecc., forse gli si potrebbe anche credere, o semplicemente arrivare alla deduzione che in un mondo di “disonesti” c’è chi spicca più di altri!

Ed a giudicare dallo “scandalo” Panama, chi non ha mai commesso peccato scagli la prima pietra!  (beh che ci crediate o meno, io ci potrei andare a scagliare una pietra, e sono convinto che ci potrebbero andare anche moltissimi di voi!)

vi lascio all’articolo!

Danilo Amelotti

 

“Io quel provvedimento lo difendo, risponde a una necessità, crea lavoro. Naturalmente posso sbagliare, non dico di essere perfetta. Ma anche nei miei errori c’è sempre la buonafede, mai la lusinga di qualcuno o gli interessi personali”. È quanto afferma alla Stampa, il ministro Maria Elena Boschi, che precisa: “Mai conosciuto il fidanzato della Guidi. Io favori a mio padre? Non c’ero nelle riunioni decisive, il Tesoro fece il decreto”.

“Ogni settore che smuove posti di lavoro ha le sue lobby – spiega Boschi -.  Noi abbiamo una linea chiara: sbloccare il Paese, toglierlo dalle sabbie mobili della burocrazia. Vale per le estrazioni, per l’edilizia che ha perso oltre mezzo milione di posti di lavoro, per la banda larga. Non sapevo nulla del compagno di Federica. Ma conosco molto bene il provvedimento, atteso dal 1989. Era ed è sacrosanto. Se poi il compagno di Guidi o chiunque altro ha violato la legge, giusto che ne risponda. Noi abbiamo semplicemente fatto la cosa giusta per l’Italia”.

“Certo che con la Guidi ho parlato di quell’emendamento – aggiunge quindi -. Ma non sapevo quali interessi avesse Gemelli”. Sulla norma entrata e uscita alle quattro di notte, Boschi osserva che si tratta di “normali dinamiche parlamentari”.

Succede sempre, si trovano almeno altri cento esempi simili negli ultimi due anni”. “Certo che intorno alle opere pubbliche si muovono interessi. È ovvio – commenta anche -. Ma non per questo si deve bloccare tutto altrimenti l’Italia muore. Occorre avere due stelle polari: la legge e la propria coscienza. Io personalmente le ho rispettate entrambe. Ci attaccano i poteri proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti, non siamo il terminale di niente e di nessuno. Questo non piace a molti”.

Sull’offensiva dei giudici, Boschi afferma: ” Tra alcuni dei nostri c’è la tesi di un’azione giudiziaria legata al referendum sulle trivelle; ma io non ci voglio credere”. Su Beppe Grillo, aggiunge: “Ho apprezzato che a nome del Pd Bonifazi abbia chiesto i danni civili e penali a Beppe Grillo”. E sul caso Etruria: “complessivamente abbiamo in Banca Etruria poche migliaia di euro in tutto. E mio fratello ha ottenuto un mutuo con sua moglie”.

Source: Maria Elena Boschi: banche e petrolio, le mie verità. Posso sbagliare ma mai in malafede, poteri forti contro governo

REFERENDUM DELLE TRIVELLE: SI, NO, ASTENUTO O COSA?

Il 17 corrente mese (ovvero 17.04.2016) ci verrà chiesto di esprimere il nostro parere sull’abrogazione parziale di norma del comma 17, terzo periodo, dell’articolo6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (norme in materia ambientale), come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilanci annuale e pluriennale dello Stato – legge distabilità 2016), limitatamente alle seguenti parole: <<per la durata di vita utiledel giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale>>.  Votando “SI” si richiederà l’abrogazione della norma, votando “NO ci si esprimerà per il mantenimento della norma quale è attualmente.

Detto questo, penso che molti di voi (come me quando l’ho letto la prima volta) staranno cercando nel vocabolario di “Ostrogoto” cosa quella frase voglia significare! A leggere dai vari post di Facebook, o a sentire le varie interviste in televisione forse ci siamo fatti un idea, ma lungi dall’esser veramente capita. Questo perché troppo spesso, chi ci spiega di cosa si tratti questo referendum, invece di dirci semplicemente cosa esso rappresenti e cosa significhi modificare o mantenere la norma specifica, lo usa a solo scopo propagandistico elettorale: è quindi, omettendo o aggiungendo una parola qua ed una parola lá, che ci fa sembrare di dover votare per una cosa che in realtà non è assolutamente pertinente con la reale richiesta.

Allora per quello che sono riuscito a decifrare dalle mille pagine ove ho cercato e dalle mille informazioni ricevute, posso affermare con quasi piena certezza che la norma in questione non abolisce né le trivelle, né impedisce l’estrazione del petrolio, bensì interessa solo ed esclusivamente quegli impianti di PRODUZIONE (attivi e già perforati, 20 o 30 anni fa) di GAS entro le 12 miglia dalla costa, quindi solo in mare .

Sostanzialmente chiede se volete chiudere i rubinetti del gas di giacimenti in produzione, allo scadere della concessione oppure se, visto che il giacimento è già perforato e già in produzione, volete consentire che si lasci il rubinetto aperto, sino ad esaurimento del giacimento stesso. 

Quindi cosa votare? qual è la miglior o più giusta scelta?

Io, non essendo né uno scienziato, né un politico, né un esperto di leggi e norme,ho cercato di capire meglio e , detto onestamente, ancora oggi, nonostante le molte ricerche effettuate con molti mezzi differenti, continuo ad avere diversi dubbi.Come in molte cose (anzi tutte) le opinioni e le informazioni sono estremamente discordanti (a seconda di chi le pronuncia o di dove le si cerca),e stabilire realmente quale sia la cosa migliore diventa estremamente complicato.

Una cosa comunque mi sembra di averla capita, nessuno dei politici interessati all’informazione su questo referendum riesce a restare “super partis”, ovvero riesce a comunicare delle informazioni “tecniche, complete, e prive di indicazioni di voto”.

Beh certo voi direte la politica è così, ma quando parliamo di un REFERENDUM, ovvero a mio personale avviso, un mezzo che usa chi deve decidere per capire cosa realmente il popolo desideri maggiormente o pensi sia più giusto, non dovrebbe esserci alcun inquinamento politico di parte, alcun gioco di partito o schieramento di scuderia, semplicemente ci dovrebbe essere un informazione completa ed imparziale sulla questione da votare, ed eventualmente un opinione, ma non un diktat! Così, chi è incaricato di attuare le decisioni avrebbe una chiara (si spera) risposta del popolo, e potrebbe semplicemente applicarla.

Ma questo non accade quasi mai, e come in questo caso, si cerca di tramutare un referendum che dovrebbe decidere della “salute” della nostra nazione e del nostro ambiente in un sondaggio elettorale per poter dimostrare ad una o un altra parte delgoverno da che parte pende la bilancia dei consensi!

E’ proprio così che siamo arrivati ad oggi in un’ Italia dipendente quasi totalmente dall’estero per la fornitura di energia invece che esserne un attore e fornitore principale per l’Europa. Se ad esempio volessimo vedere la questione delle energie rinnovabili, (quindi parliamo di energia Eolica, Geotermica, idroelettrica, Marina, Solare, e Biomasse) ed andassimo a ritroso nel tempo, vedremmo come negli anni passati, tutto quello che oggi ci viene indicato come il futuro dell’energia “pulita” veniva indicato come deleterio ed addirittura quasi più dannoso del sistema tradizionale. Le pale Eoliche venivano denigrate ed accusate di essere fortemente inquinanti nello smaltimento e dannose per l’ecosistema (soprattutto se in mare), i pannelli solarivenivano indicati come inefficienti e fortemente inquinanti, il geotermico veniva indicato come la possibile causa di disumani terremoti e smottamenti: insomma, di ecologico non c’era nulla, e i combustibili fossili rimanevano il sistema “migliore”!

Eppure la morfologia Italiana ci avrebbe permesso di sfruttare al massimo tutte le cosiddette “fonti rinnovabili” al punto che avremmo potuto fornire energia a tutta l’Europa.

Allora oggi, mentre tutti cercano di ridurre le centrali nucleari, impiantano pale eoliche ovunque, sfruttano ogni tetto per il fotovoltaico ecc., noi siamo ancora qua a chiederci se dei pozzi aperti 20 o 30 anni fa siano da chiudere prima della fine del giacimento oppure se si debbano sfruttare fino alla fine, facendo passare da una parte il combustibile ricavato come una risorsa per noi importantissima e dall’altra come se queste piattaforme fossero la causa principale di tutto l’inquinamento del mar mediterraneo!

Ma nel frattempo la terra dei fuochi brucia, le pale eoliche le installano ditte straniere, i pannelli solari arrivano dalla Cina, le nostre centrali vanno con carbone tedesco, e noi ci arrovelliamo il cervello per capire se dire SI, NO o astenuto!

Concludo affermando che secondo me, l’unica vera differenza che avremo tra un Si ed un No sono migliaia di disoccupati in più o in meno, ed un po’ più di dipendenza energetica/economica dall’estero rispetto a quella che già abbiamo ora.  L’inquinamento ormai, se c’è stato rimane anche se si chiudono tutti i pozzi.  Alla fine, quando il 17 sera o il 18 verranno scrutinate le schede gli italiani avranno forse nuovamente perso un occasione per dire la loro, ed uno o un altro partito politico proclamerà la sua vittoria!

Danilo Amelotti

E MENTRE L’EUROPA LOTTA CONTRO L’INVASIONE DI CLANDESTINI, LA CINA COSTRUISCE CITTÀ FANTASMA IN AFRICA… Quindi?!?!

 

 

Ebbene si, come leggerete dall’articolo che segue questo mio breve commento, o come potrete vedere dal video, la Cina si sta creando una nuova terra dove mandare i milioni di cittadini in esubero… Tutti ormai abbiamo visto come i Cinesi abbiano conquistato silenziosamente i mercati e le piazze occidentali (sia Europee che Americane), e tutti (più o meno) alimentiamo il “brusio” della protesta.  Ma nessuno (o quasi) si sofferma a guardare fuori dagli schemi, e chiedersi “perché”? oppure “quindi”?

Cercherò velocemente di stuzzicare la vostra curiosità o attenzione, nella speranza che qualche voce in più (oltre alla mia ed a quella dal quale ho “preso in prestito l’articolo”) posano iniziare a riecheggiare nel web!

Vediamo quindi quali sono i punti salienti di questa migrazione e delle recenti azioni dei nostri governi Europei:

  • se avete letto il mio precedente articolo “IMMIGRAZIONE: L’EVOLUZIONE DELLE GUERRE DI TRINCEA” già saprete motivi e durata di questa migrazione di massa… detto  nuovamente in parole povere, la caduta di Syria e Libia hanno creato un corridoio naturale privo di controlli, che permette e/o spinge centinaia di migliaia (se non milioni) di persone a cercare una nuovo inizio nel vecchio continente.
  • Se il buco venutosi a creare con la situazione Siriana potrebbe essere visto da molti come causa di un problema interno Siriano (poi degenerato in conflitto), il buco che si è venuto a creare nella Libia e di sola responsabilità Europea: infatti fu la Francia (seguita a breve dalle altre nazioni europee e dagli USA) a decidere di bombardare la Libia per “liberarla dal dittatore Mu’ammar Gheddafi (vi consiglio di cliccare sul link ed andare a leggere il trafiletto sul perché “sembra” che L’uccisione di Gheddafi sarebbe nata per evitare la divulgazione delle notizie degli stretti rapporti che legavano l’ex leader libico a Nicolas Sarkozy).
  • Tra i migranti, come evidenziato dall’immagine seguente, si trovano molte etnie e nazionalità, ma con i proclami politici recenti, l’Europa ed i suoi “governanti” sembrano interessarsi solo ai Syriani, i quali legittimamente “scappano da una guerra”, mentre si disinteressano completamente di quelli provenienti da ogni altra nazione illustrata nell’immagine.  Eppure loro, come potrete leggere nell’articolo che segue, scappano da schiavitù e governi corrotti!

    http://e.infogr.am/nazionalita_dei_migranti_sbarcati?src=embed
    http://e.infogr.am/nazionalita_dei_migranti_sbarcati?src=embed

Alla luce di quanto sopra, e dell’articolo che segue, mi viene da chiedermi il perché di queste azioni e politiche scellerate.  Certamente io non sarò mai la persona che dice che non dobbiamo ospitare rifugiati di guerra, ma non sarò nemmeno mai la persona che ignora che all’esterno dell’immagine che ci vogliono trasmettere politici e media pilotati c’è ben di più.  Queste città fantasma costruite dai Cinesi, lo sfruttamento selvaggio che stanno operando in Africa, la questione dei migranti e dell’inarrestabile invasione che stiamo subendo, e tutti i proclami politici e mediatici di questi tempi recenti, non possono essere semplici fattori singoli, ma fanno tutti parte di un disegno più grande!

Lascio quindi a voi la facoltà di trovare risposta a questa somma di fattori, sicuro che nemmeno uno di voi finirà di leggere questo articolo pensando che sia “giusto un caso”.

Danilo Amelotti  (P.S. segue l’articolo sulle città fantasma)

I palazzinari cinesi si stanno dando molto da fare in Africa. Nova Cidade de Kalimba è una moderna città africana costruita da investitori cinesi in Angola e composta da circa 750 edifici di otto piani.Nei progetti degli investitori, la città doveva raccogliere circa 500 mila abitanti, ma un inquietante filmato mostra come la selvaggia urbanizzazione cinese rischia di creare la prima “città fantasma” dell’Africa. Il costo dell’operazione si aggira sui 2,5 miliardi di euro, ma si tratta solo di una frazione del fiume di denaro che la Cina sta investendo in Africa.Costruita alla periferia di Luanda, la capitale angolana, Nova Cidade de Kalimba, oltre ai 750 blocchi di appartamenti, conta una dozzina di scuole e più di 100 locali commerciali, ma non ci sono abitanti! Come mai? Pare che il prezzo di un appartamento si aggiri sui 90 mila euro, una cifra esorbitante rispetto al magro reddito medio della popolazione locale che ancora vive nelle baraccopoli. Città fantasma … Come riporta il Daily Mail, numerose “Chinatown” stanno nascendo in tutta l’Africa, dalla Nigeria alla Guinea equatoriale, nel Ciad, nel Sudan, ma anche in Zambia, Zimbawe e Mozambico. Insomma, la Cina considera il continente nero un investimento cruciale per il futuro, stringendo una vera e propria morsa sul continente dal sapore neo coloniale che in futuro potrebbe fare dell’Africa un continente satellite.

Source: PERCHÈ LA CINA STA COSTRUENDO CITTÀ FANTASMA IN AFRICA? | Verita’ Globale

Quello che i mezzi d’informazione “pubblici” non dicono… PENSIONI DA GENNAIO, UN NUOVO PENSIONATO DA 11.652 EURO NE PRENDERÀ 252 IN MENO ALL’ANNO

inps e tagli, danilo-amelotti.com.

A vederla bene, questa riforma delle pensioni, non è altro che il proseguo di strategie di abbattimento dei costi partite molto tempo fa.

Non penso serva ora sproloquiare su come (come sempre) le pensioni che verranno toccate siano solo quelle del popolo e non anche quelle dei politici, o come, mentre al popolo vengono tagliate e ricalcolate le pensioni sulla base delle aspettative di vita,  ai politici vengano lasciati vitalizi “vinti con i punti della miralanza” che costano ben di più del taglio previsto alle pensioni.

Piuttosto vorrei porre l’accento su come tali manovre vengano sempre fatte “all’insaputa” del cittadino:  in fatti, le notizie come quella che segue, non le vedrete mai apparire sulle prime pagine dei giornali, o come prima notizia del telegiornale, almeno fino a quando tali notizie non siano già diventate realtà!  Piuttosto preferiscono propinarci informazioni su cantanti e attori, oppure su cosa ha fatto la gatta del vicino, lasciando che certe informazioni, come la nuova manovra di riduzione delle pensioni, siano trattate solo da mezzi di informazione di nicchia e giornali specializzati come il sole 24 ore (che però non sono mai letti dal popolo bensí dagli addetti ai lavori, gli stessi che normalmente leggono la gazzetta ufficiale).  Chiaramente, se urlassimo al complotto, o alla strategia del silenzio, o alla manipolazione delle informazioni, i ben arguti e abili oratori politici, direbbero che la notizia era di dominio pubblico in quanto pubblicata sulla gazzetta ufficiale e trattata da giornali di pubblico dominio, ma sarebbe come al solito un gioco politico!
Allora ringraziando INFODIFESA.IT, DAGOSPIA.COM, ed il Signor Antonio Castro per “Libero Quotidiano“, vi lascio alla triste notizia, sperando che questa informazione non si fermi al vostro monitor o telefono, ma giri e faccia sapere ai molti che magari un informazione pertinente e non plagiata ancora esiste!  

Danilo Amelotti

PENSIONI DA GENNAIO, UN NUOVO PENSIONATO DA 11.652 EURO NE PRENDERÀ 252 IN MENO ALL’ANNO

Se avete i requisiti per andare in pensione già nel 2015, ma state tentennando, forse un incoraggiamento ad andare a riposo entro il prossimo dicembre potrebbe arrivarvi dal taglio della pensione che a inizio luglio (il 6) è stato formalizzato sulla Gazzetta Ufficiale (n° 154).

Un regalino per il popolo degli aspiranti pensionati (e non sono pochi, nel 2014 le pensioni attivate sono state 75mila) confezionato dal ministero delle Politiche sociali (guidato da Giuliano Poletti), nascosto a pagina 46 della Gazzetta tra un accordo con il Canada e un’ intesa militare con il Kazakhstan.

In sostanza verranno rivisti i coefficienti di trasformazione del montante contributivo.

Che detta così sembra una porcheria. Tradotto in italiano è il rendimento del tesoretto previdenziale (la somma dei contributi messi da parte). Ebbene il governo Renzi – ereditando una limatura rifilataci a suo tempo dal ministro del Lavoro Cesare Damiano – ha pensato bene di pubblicare il decreto che rivede, e abbassa, i coefficienti e, per effetto a cascata, anche le nostre pensioni.

via PENSIONI DA GENNAIO, UN NUOVO PENSIONATO DA 11.652 EURO NE PRENDERÀ 252 IN MENO ALL’ANNO.

Ok al prelievo forzoso di soldi dai nostri conti correnti bancari: è legge – Affaritaliani.it

Avete mai provato ad accedere ad un Mutuo o un prestito?  ed avete poi provato a non pagare una rata alla scadenza?  Per quanto sono sicuro che alla prima domanda  la maggioranza di voi risponderà si, spero che alla seconda domanda la maggioranza di voi “Possa” rispondere di NO!

Ma il punto in realtà non è questo; il punto del discorso è che come sempre succede il cittadino che lavora e risparmia si vedrebbe fustigato da un sistema bancario esigente nel momento in cui non ottemperasse alla restituzione di un prestito o un mutuo, al punto di perdere qualsiasi suo bene in favore di quella banca.

Viceversa, come abbiamo visto anche recentemente con MPS, se sono le banche a fare debiti e buchi, non solo nessuno punirà i responsabili, ma grazie all’applicazione di questa nuova legge “il Bail In”, le banche potranno avere diretto accesso ai vostri/nostri conti, operando un prelievo forzoso!!!

Come poi le banche restituiranno quei soldi (se mai lo faranno) ancora non è chiaro!

Onestamente ora vorrei scrivere una lista senza fine di insulti e imprecazione in direzione dei responsabili di queste decisioni, ma essendo un blog pubblico mi asterrò.  Quello che posso dire è che questa legge scatenerà (spero) un ennesimo fuggi fuggi di capitali dalle banche Italiane e/o europee per andare a depositarsi in qualche banca dei paesi Arabi o di chissà quale nazione.

E per l’ennesima volta, come scritto nel mio articolo di ieri sul dubbio (link) non vi sono Dubbi che i cittadini Italiani ed europei genereranno sempre più certezze sull’incapacità gestionale e di tutela del cittadino che queste nostre “amate nazioni Europee” hanno!

Vi prego ora di leggere l’articolo che spiega meglio come questa legge si stia velocemente concretizzando!

Danilo Amelotti

Ok al prelievo forzoso di soldi dai nostri conti correnti bancari: è legge

La Camera approva il temutissimo “bail in”. Di che cosa si tratta? E’ un termine di origine anglosassone con il quale si indica il prelievo forzoso dai conti correnti dei clienti delle banche

Giovedì, 2 luglio 2015 – 11:54:00

La fila ai bancomat della Grecia, con gente che aspetta in coda in attesa di prelevare e togliere i propri soldi dalle banche, sono immagini che hanno fatto il giro del mondo e non sono nuove. Anni fa in Argentina e più recentemente a Cipro. Ma perché la gente corre a ritirare dalle banche i risparmi preferendo tenerli in casa? Succederà anche a noi italiani? Senza essere troppo allarmisti e spaventare la gente, la risposta non può che essere affermativa, in fondo non si dice che tutto il mondo è paese? Dopo la questione Cipro, per esempio, l’allora Ministro delle finanze dell’Olanda dichiarò che il “bail in” sarebbe diventato prassi negli anni futuri e così sembra effettivamente.

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