SONO LE NOSTRE SOCIETÀ SICURE? …  Turchia: strage in night club a Istanbul, 39 morti e 69 feriti. Tra le vittime 15 stranieri – Medio Oriente – ANSA.it

 

Il terrorismo colpisce la Turchia nella notte di Capodanno:

è di almeno 39 morti e 69 feriti l’ultimo bilancio ufficiale di un attacco avvenuto in una famosa e affollatissima discoteca di Istanbul, non ancora rivendicato ma le cui caratteristiche fanno pensare a un attentato a firma Isis. Al momento identificate 21 vittime, di cui 15 straniere.

IL VIDEO, TERRORISTA RIPRESO DURANTE L’ATTACCO

L’attentatore del nightclub Reina di Istanbul non indossava il costume di Babbo Natale, come riferito finora da alcune testimonianze, e ha lasciato la pistola prima di fuggire. Lo ha detto il premier turco, Binali Yildirim.

E nel pomeriggio un uomo armato ha sparato davanti ad una moschea di Istanbul ferendo almeno due persone prima di fuggire. Lo riferiscono i media locali. La sparatoria è avvenuta nel quartiere di Sariyer.

LA STRAGE – Non ci sono italiani coinvolti nel sanguinoso attacco di stanotte alla celebre discoteca ‘Reina’ del centralissimo quartiere Besiktas di Istanbul. Ne ha dato notizia il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. E queste sembrano essere finora fra le poche certezze che emergono dopo 15 ore dall’attacco, che è ancora largamente avvolto nella confusione e ancora non è stato rivendicato: non si sa con certezza se il terrorista abbia agito effettivamente da solo.

Di lui si sa che è entrato vestito di nero e incappucciato con un fucile automatico in braccio con cui ha sparato ad un agente di guardia al locale, che all’interno era vestito di bianco con un cappello a pon-pon bianco, che si è cambiato dopo aver massacrato le persone all’interno del locale, “sparando ovunque, come un pazzo”, ed è riuscito a fuggire nella notte, scatenando stamani una gigantesca caccia all’uomo estesa a tutta la Turchia alla quale partecipano almeno 17.000 agenti. Le poche certezze sono quelle suggerite dalle immagini catturate dalle telecamere di sicurezza, ma alcuni testimoni sopravissuti alla strage hanno raccontato di aver sentito sparare più di una persona, forse due o tre terroristi.

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Turchia: strage in night club a Istanbul, 39 morti e 69 feriti. Tra le vittime 15 stranieri – Medio Oriente – ANSA.it

L’EUROPA VUOLE TOGLIERVI LE ARMI… 


DITTATURA!!!
La Commissione Europea sta discutendo in questi giorni l’approvazione di una legge che limita fortemente l’acquisto di armi da fuoco da parte di privati. Una legge simile a quella introdotta dal Terzo Reich che sancì lo stesso divieto nel 1938. A partire da quell’anno, fino al 1945, sono 13 milioni le vittime dei campi di concentramento, tra ebrei e dissidenti politici.C’è chi, riferendovisi, non esita a parlare di un vero e proprio divieto de facto.
Lo scopo ultimo per l’Unione europea, però, sarebbe quello di precludere l’armamento dei gruppi terroristici che stanno insanguinando l’intera Europa.
La manovra riguardante il mercato legale è concepita come complemento ad un’altra, che sta compiendo in contemporanea il medesimo iter burocratico, atta a contrastare quello illegale da cui, dati alla mano, i terroristi attingono quasi esclusivamente per ottenere ciò di cui necessitano. Al momento le concrete iniziative in quest’ambito sono, però, pubblicamente non meglio specificate.
La limitazione ai danni dei privati cittadini, pur muniti di regolare porto d’armi, riguarderebbe “solo” la possibilità di accedere alle armi semi-automatiche e a quelle cosiddette disattivate, ovvero la maggior parte di quelle possedute da privati.
La stessa Commissione Europea precisa che il pericolo derivante dall’acquisto delle semi-automatiche deriva nel fatto che esse possano essere facilmente “trasformate” in automatiche mediante l’installazione di appositi kit reperibili illegalmente. Queste ultime, peculiari per la predisposizione a sparare ininterrottamente e senza rilascio del grilletto fino all’esaurimento delle munizioni, risultano quelle più utilizzate negli attentati terroristici, data la loro superiore capacità di offendere.
Per armi disattivate si intendono, invece, quelle che hanno subìto una serie di contestuali interventi, ad opera di organi preposti, al fine di essere rese non più funzionanti. Una volta classificate come disattivate queste armi scompaiono dai registri ufficiali, ed è proprio in questo momento che sorge il rischio, dato che il processo di disattivazione non è sempre irreversibile. Potrebbero finire in mano a malintenzionati, quindi, armi nuovamente e perfettamente funzionanti, ma non più rintracciabili.
La manovra riguarderebbe anche chi già possiede un’arma dei due generi “incriminati”: per loro ne viene previsto il sequestro.
Le critiche al progetto di legge sono sorte immediate e numerose.
La prima riguarda proprio il fatto sopracitato, ovvero che, nella quasi totalità degli atti criminali di cui si sono resi protagonisti, i terroristi risultino essersi approvigionati dai mercati neri internazionali, primo fra tutti quello balcanico.

Quest’ultimo si nutre dell’immenso arsenale conservato nei paesi della ex Jugoslavia, eredità delle guerre d’indipendenza combattute negli anni 90 dagli indipendentisti dei vari paesi in lotta contro la Serbia di Milosevic, intenzionata invece a consolidare la propria egemonia all’interno della confederazione guidata precedentemente dal defunto generale Tito.
Quella oggetto di discussione, insomma, sarebbe una legge che secondo i detrattori porterebbe a risultati modesti, per non dire nulli, in termini di contrasto al terrorismo. Ad esserne danneggiati, invece, sarebbero esclusivamente i cittadini regolarmente armati.
La questione, inoltre, arroventerà un dibattito che, specialmente in Italia, è già caldissimo, ovvero quello riguardante la possibilità di difendere sé stessi, i propri cari od i propri beni da malintenzionati o presunti tali.
C’è poi chi pone poi l’attenzione sul numero di lavoratori che resterebbero senza occupazione nel caso di una così forte contrazione del mercato globale delle armi da fuoco.
Al di là degli enormi interessi lobbistici, ci si vuol qui riferire ai numerosissimi operai che popolano quotidianamente a vario titolo gli stabilimenti produttivi sparsi in tutto il mondo, e che contribuiscono ad un commercio dall’indotto spaventoso. È stato calcolato che dal 2012 al 2016 la sola esportazione di “armi comuni”, ovvero quelle per difesa personale, sport e caccia, abbia creato un giro d’affari, in Italia, di 350 milioni di euro.
Il secondo ordine di critiche è invece retrospettivo: nel corso del XX secolo il divieto ai civili di armarsi è stata la prerogativa a stermini e genocidi terribili, perpetuati da regimi più o meno apertamente dittatoriali di qualsivoglia orientamento ideologico.
Le distinzioni, ovviamente, sono doverose: si trattava di contesti geo-politici e storico-culturali fortunatamente ben diversi da quelli in cui sta vivendo l’odierna Unione Europea.
Eppure la constatazione di questo dato di fatto non manca di gettare un’ombra un pò inquietante sull’intera vicenda.
Tra il 1915 ed il 1917 avviene il cosiddetto olocausto degli armeni: ammontano a circa 1,5 milioni coloro che vengono deportati e sterminati ad opera dell’Impero Ottomano. Nel 1911 erano stati resi inoffensivi dal divieto di possedere armi.
Nel 1929 anche l’Urss introduce il divieto di possesso di armi rivolto ai civili. Da quella data al 1953, anno della morte di Stalin, le “grandi purghe” sovietiche hanno sterminato circa 20 milioni di dissidenti, precedentemente resi impossibilitati a difendersi.
Il Terzo Reich tedesco guidato da Hitler introduce lo stesso divieto nel 1938. A partire da quell’anno, fino al 1945, sono 13 milioni le vittime dei campi di concentramento, tra ebrei e dissidenti politici.
La Cina ha disarmato i propri civili nel 1935. Circa 10 anni più tardi e fino al 1952, il leader del paese e del partito comunista, Mao Tse-tung, ne viene avvantaggiato per l’eliminazione di circa 20 milioni di dissidenti indifesi.
Le forze governative del Guatemala, successivamente condannate per genocidio, introducono il divieto nel 1964. Da quell’anno fino al 1981 ben 100mila indiani Maya, quasi tutti contadini poveri, vengono sterminati con l’accusa di sostegno ai ribelli antigovernativi.
I comunisti cambogiani, freschi vincitori della guerra del Vietnam a fianco dei nordvietnamiti contro gli Usa, hanno approfittato del divieto per i civili di armarsi in vigore dal 1956 per eliminare, tra il 1975 ed il 1977, un milioni di cittadini allo scopo di imporre il potere comunista nel resto dell’Indocina.
La storia, insomma, ci offre una curiosa (e fosca) suggestione riguardo l’eventuale approvazione della legge che l’UE si appresta a discutere.
E se nessuno vuole insinuare che le intenzioni dei governanti europei siano nemmeno paragonabili a quelle di coloro che li hanno preceduti nell’approvarla, è un dato di fatto che la limitazione degli armamenti privati abbia costituito una tentazione irrinunciabile per molti governi rivelatisi successivamente assoluti.
Spesso chi sostiene che il rapporto tra numero di armi pro capite e numero di reati violenti compiuti cresca in maniera direttamente proporzionale, porta ad esempio gli Stati Uniti.
L’oggettiva facilità nell’acquistare armi in territorio americano sarebbe quindi, semplificando, una delle cause della scarsa sicurezza sociale e della difficoltà nel contrastare gli atti violenti di cui le stesse armi da fuoco sono spesso protagoniste.
Questo mito viene inesorabilmente sfatato nel momento in cui si analizza la situazione della Svizzera. Quest’ultima, infatti, in proporzione al numero di abitanti, vanta il più alto numero di armi pro capite dell’intera Europa. Pur restando distanziata dalle cifre relative agli Usa, si è calcolato che, nel 2016, per ogni 100 abitanti elvetici siano ben 45 quelli armati (in Italia ce ne sono meno di 12).
Eppure, diversamente dagli Stati Uniti, la Svizzera è da svariati anni, nel panorama europeo, uno dei paesi col minor tasso di criminalità, collocata appena a ridosso degli insuperabili paesi scandinavi.
Per concludere, al di là delle elucubrazioni su corsi e ricorsi storici e del fuorviante rapporto armi-abitanti, ciò che conta davvero per mantenere sotto i livelli di guardia la tensione sociale di un paese dev’essere ricercato, ad esempio, nell’integrazione di stranieri e minoranze, nel livello medio dei salari, nella disoccupazione e nello stanziamento delle forze di polizia sul territorio.

(Autore: Luca Pegoraro – 29 dicembre 2016) 
Danilo Amelotti (che ovviamente sposa lo scritto!)

E POI LEGGI ARTICOLI COSÍ E NON PUOI NON CONTESTARLI. In risposta a: Siamo forti a sparare ma, nell’era del terrore, c’era bisogno degli spari olimpici di Rio? 

E’ buffo come certe persone vedono il mondo e lo interpretino a modo loro!

Personalmente sono sempre stato per la libertà di stampa e di parola, quindi anche per la libertà dell’autore dell’articolo che segue di scrivere le sue idee.  Ma non posso esimermi dal contestarlo, e dal contestare ogni parola, frase e pensiero del suo articolo.

Lo sport, seppur usi strumenti simili a quelli usati da terroristi e delinquenti, non può mai essere avvicinato agli stessi.  Infatti, paragonare lo sparo di una doppietta da tiro al piattello allo sparo di un fucile maneggiato da un folle o da un soldato non ha alcun senso; il paragone citato dall’autore di questo articolo è simile a paragonare un cuoco che con maestria nell’uso del coltello, affetta perfettamente una bistecca o un cavolo, ad uno dei tanti assassini che ultimamente hanno ucciso per mezzo di machete, coltelli, accette o altro!

No caro Sig. Boldolini, la sua libertà di espressione deve comunque e sempre essere abbinata alla capacità di intavolare riflessioni o discussioni sane, non basate sulla paura o sulla cieca ed estremista categorizzazione di uno strumento ad un unico scopo!

Penso di poter dire senza remora alcuna che questo suo articolo potrebbe essere avvicinato al pensiero estremista di chi, in quest’ultimo anno, ha commesso atti barbarici nel nome di un “libro” che dice esser stato scritto da un “semidio”.  Per come la mette lei, allora, dovremmo fermare le corse dei camion (certo non sono famose come le olimpiadi, e forse lei non sa nemmeno che esistono), riporre tutti i coltelli ed i machete nei cassetti, smettere di guidare le macchine, e magari interrompere anche le attività nelle cave, così da non dover più sentire il rumore di quel motore, o la vista di quella lama, o il boato di quell’esplosione che tanto ci ricordano atti efferati accaduti per mezzo di quegli stessi strumenti usati però per provocare la morte!

Forse è il momento che tutti voi “pacifisti delle 10.45” smettiate di strumentalizzare le sole armi da fuoco, nel tentativo mal riuscito di trovare un facile responsabile a tutte le vostre più radicate paure, o di ottenere qualche visualizzazione in più della vostra pagina web (e così guadagnare qualche soldo in più con la pubblicità spazzatura di cui amate cospargere i vostri siti). Ciò che invece dovreste fare è un informazione lecita, una critica costruttiva, o delle proposte sensate che non siano alla ricerca del “like” bensì alla ricerca della “giustezza sociale”.

Danilo Amelotti

Segue l’articolo che contesto! 

Oro, argento e mira”, titola la Gazzetta dello Sport. Viva l’Italia, viva “le madri con in mano un fucile”, viva il medagliere che ingrassa. Dello stesso tenore, tutti i media italiani. Eppure, basta distogliere lo sguardo dal video, e ascoltare il suono che accompagna queste vittorie, perché un dubbio sotterraneo s’insinui.Lo sappiamo, è quasi impossibile e, visti i successi italiani, suonerebbe persino anti-patriottico, se non vetero-pacifista, ma non è questo il punto. Il punto è che, dopo più di un anno di spari, esplosioni e sangue, il vero gesto olimpico sarebbe stato sospendere le discipline di tiro.

Ci perdonino le “mamme-cecchino” Bacosi e Cainero, il tiratore di ghiaccio Campriani, tutti sparatori indefessi e maniacali, tutti pistola, sacrifici e famiglia, ma onestamente in questo momento, mentre ancora riecheggiano gli spari dei kalashnikov del Bataclan, o le immagini dei neri americani uccisi per strada dai poliziotti, non riusciamo a vedere molta gioia sportiva nel colpire un piattello, nessuna felicità nel centrare un bersaglio imbracciando carabine o fucili da caccia. E l’eco degli spari risuona inquietante, mentre la retorica che l’accompagna persino oscena.

Sappiamo che questo ragionamento ha un punto debole, che le discipline di tiro non sono le sole a simulare antiche e nuove tecniche di guerra. E che anche gli sport di squadra sono il simulacro di conflitti per il controllo del territorio. Eppoi che fare con le lame, con le sciabole, con il fioretto? Con la lotta e la boxe?Insomma, che lo sport serve anche a questo, a fare la guerra tra paesi per finta, a renderla liturgia giocosa.

Però, però, ci sono quei suoni degli spari… e quei gesti così simili a quelli che ci hanno terrorizzato negli ultimi mesi che grazie anche ai social sono entrati con prepotente familiarità nel nostro immaginario quotidiano.Un’esagerazione? Durante la prima e la seconda guerra mondiale i Giochi furono per forza di cosa sospesi, se questa che stiamo vivendo, come autorevoli personaggi non mancano di sottolineare, o di evocare, è davvero la terza, una sospensione degli spari a Rio sarebbe stato forse opportuno.

Source: Siamo forti a sparare ma, nell’era del terrore, c’era bisogno degli spari olimpici di Rio? | Stefano Baldolini

Il mio commento all’articolo di Giorgia Meloni “E’ ora di intervenire militarmente al fianco di chi combatte lo Stato islamico”

Sig.ra Meloni, ciò che lei enuncia nel suo articolo non è altro che quello che ho continuato a fare io sul mio blog per mesi! Mi duole vedere tutti questi morti, mi duole stare seduto sulla poltrona di casa mia e ricevere decine di messaggi che mi chiedono un parere su ciò che succede a Parigi, ma ancor di più mi duole dover pensare che la politica ed i politici devono sempre aspettare questi eventi per mettere in moto la lenta macchina della decisione giusta! Non servivano questi attacchi, e non servivano questi morti per capire che la situazione globale sia del terrorismo, sia delle varie politiche estere, è tragica!

Oggi lei (giustamente, e grazie al cielo finalmente) afferma che è ora di intervenire, che è ora di combattere l’ISIS e che è ora di intervenire la dove tutti fino a ieri (e sono sicuro anche domani) facevano finta di non vedere. Il fatto è che oggi è troppo tardi, oggi ormai abbiamo permesso che il germe della follia entrasse nelle menti di giovani disadattati plagiati da avidi boia camuffati da religiosi.

Ciò che lei sta dicendo oggi andava fatto 2 se non 3 anni fa, con una scesa in campo di forze militari che andassero a fermare il conflitto Siriano e con delle forze che andassero a proteggere i nostri confini direttamente in terra Libica; allora forse queste stragi e quelle che ancora verranno si sarebbero potute evitare.

Invece i politici d’Europa e del mondo occidentale (fatta esclusione di pochi) hanno girato la faccia quando le bestie dell’ISIS bruciavano un pilota, o quando uccidevano bambini, o quando devastavano interi villaggi. Hanno sempre preso tempo, preso distanze e cercato dialoghi con non si sa chi, invece di prendere le (mi permetta di dirlo) palle in mano e decidere di agire con forza, carattere, decisione, e soprattutto oculatezza.

No Signora Meloni, oggi non basta più andare a combattere l’ISIS la dove ha messo radici; questo sarebbe come cercare di estirpare il cancro del fegato in una persona che ha ormai metastasi in tutto il corpo! Come spesso dico e scrivo, io non sono ne un disfattista, ne un guerrafondaio ne tantomeno un pessimista, ma ho una buona esperienza per fare analisi e garantirle che il terrorismo ormai è entrato nei nostri confini, e che ogni azione fatta la dove l’ISIS (e tutte le altre forze “moderate” terroristiche) ha messo radici saranno solo scuse in più per i pazzi che ormai “accudiamo” in casa nostra.

Certo, iniziare con fare finalmente guerra ai demoni dell’ISIS e di tutte le altre falangi terroristiche è giusto, ma non sarà sufficiente, non più! Oggi (come anche ieri) ci dobbiamo aspettare che sporadici attacchi terroristici vengano fatti ovunque, senza una routine precisa e senza darne preavviso … non ci vuole molto (lo abbiamo visto) per seminare il panico e demoralizzare un intera popolazione… basta colpire li dove nessuno mai se lo aspetterebbe o lo vorrebbe.

Allora bisogna iniziare seriamente anche in casa nostra a stabilire dei parametri, innalzare i livelli di sicurezza, e soprattutto, addestrare e equipaggiare il personale designato alla tutela della sicurezza in Italia ed in Europa. In fatti, Signora Meloni, non basta pensare di mandare 10, 100, 1000 uomini sulle strade, bisogna essere sicuri che quegli uomini sappiano realmente agire in contesti così delicati e particolari, e che abbiano tutele legali ed equipaggiamenti adatti allo scopo!

Spero vivamente che ciò da lei affermato in questo articolo si avveri, ma ancor di più spero che la classe politica e dirigenziale non pensi che una “semplice guerra al califfato” ed un controllo più stretto dei centri islamici possa bastare; questo sarebbe solo un ennesima mezza manovra utile solo ad un ennesimo inasprimento del “conflitto” tra popolo e demoni!

Danilo Amelotti

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L’ARTICOLO DI GIORGIA MELONI:

I fondamentalisti islamici hanno portato la guerra in territorio europeo. È un’altra vittoria per loro e l’ennesima sconfitta dell’Occidente. Non sono bastati l’11 settembre, gli attentati di Londra e di Madrid, non è bastato Charlie Hebdo, l’uccisione di Theo Van Gogh e mille altri massacri in tutto il mondo per svegliare l’Europa dal suo torpore.

Chi sa se potrà bastare questo terribile 13 novembre. Chi sa se dovremo invece aspettare che San Pietro sia data alle fiamme e il Louvre abbattuto per blasfemia come i monumenti di Palmira. Cosa altro deve accadere, di quali altre evidenze hanno bisogno i nostri governanti per capire che ci è stata dichiarata guerra?

Siamo stati facili profeti di questa sciagura, perché era tutto drammaticamente prevedibile e drammaticamente previsto. Così come non serve ricorrere a Cassandra o all’oracolo di Delfi per dire che questo non sarà l’ultimo attacco islamico che l’Europa dovrà subire.

L’Occidente soffre di una grave sindrome da rifiuto della realtà. Crede che sia sufficiente negare ciò che ha davanti agli occhi perché le cose tornino magicamente a posto. Purtroppo non funziona così. La realtà, che non sa cosa sia il politicamente corretto e non conosce il galateo, ci dice che abbiamo un problema irrisolto con il mondo musulmano, che noi lo vogliamo oppure no.

È proprio questo il tabù inconfessabile che dobbiamo rompere: non stiamo fronteggiando uno sparuto gruppo di psicopatici, una qualche sorta di setta millenaristica, un semplice gruppo terroristico, ma stiamo combattendo una visione dell’Islam tutt’altro che marginale. E questa visione basata sul fondamentalismo si è rafforzata in tutto il mondo, anche se in forme diverse e non sempre violente. Ha il volto del terrorismo di Al Qaeda, del Califfato sanguinario dell’ISIS e di Boko Haram, ma lo ritroviamo predicato alla luce del sole anche dall’Arabia Saudita e dal Qatar.

I quesiti che l’Occidente si è finora rifiutato di porsi erano stati affrontati con coraggio da Papa Ratzinger nella sua Lectio magistralis di Ratisbona, che tanto clamore aveva sollevato: l’Islam è ancora una religione trascendente che antepone il Corano alla ragione? E l’Islam ammette ancora la conquista e la conversione attraverso la spada?

Sono domande che abbiamo il diritto e il dovere di fare ai musulmani che vivono o vogliono vivere in Europa. Siamo società laiche, e proprio perché laiche riconosciamo a ognuno il diritto di professare la propria religione, purché questa non contrasti con le leggi dello Stato e con la nostra cultura basata sulla ragione, sulla libertà e sull’uguaglianza.

Per questo, sfidando le ire dei benpensanti, reputo che finché il mondo musulmano non avrà fatto chiarezza al suo interno con il fondamentalismo e nel rapporto tra religione e Stato laico, dovremmo dire basta all’immigrazione da Nazioni musulmane, dovremmo rimpatriare immediatamente i clandestini e porre sotto controllo i centri islamici presenti sul nostro territorio. Per arginare i fenomeni terroristici che nascono, è inutile negarlo, all’interno delle comunità islamiche presenti in Europa o importate grazie alle politiche delle porte aperte a tutti dei nostri governanti.

E certo, è ora di affrontare di petto pure l’ISIS, che ha potuto crescere e prosperare solo grazie alla folle ambiguità della politica di Obama. Può sorprendere qualcuno, ma questa è la parte più semplice del lavoro che ci aspetta. Lo Stato Islamico non è un reale pericolo militare: non ha copertura aerea, non ha sistemi satellitari o radar o batterie missilistiche, non ha praticamente armi pesanti. L’Occidente ha la possibilità di spazzarlo via dalla faccia della terra con grande facilità. Basterebbe utilizzare, per capirci, la potenza bellica che la NATO ha rovesciato contro Saddam Hussein nei primi mesi del conflitto del 2003.

Continua a leggere a: “E’ ora di intervenire militarmente al fianco di chi combatte lo Stato islamico”

Libia, ira contro Italia: “Vostre navi da guerra in nostre acque”

Quindi mentre i Libici sembrano essere incapaci di fermare i migranti dal buttarsi a mare in cerca di una nuova vita nel vecchio continente… Mentre l’ISIS gira indisturbato sul territorio Libico… Mentre oltre 50 fazioni si scannano quotidianamente nel tentativo di conquistare il potere sulla Libia, I libici hanno tempo e risorse per far alzare in volo i loro caccia militari per controllare tre navi fantasma che parrebbero esser state in fronte alle loro coste…

Non so per voi che leggete, ma per me queste notizie fanno acqua da tutte le parti!

Danilo Amelotti

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Segue articolo come da titolo

ROMA – Ira del governo libico contro l’Italia per alcune navi da guerra italiane che sarebbero entrate nelle acque territoriali della Libia, “senza autorizzazione”.

In un comunicato apparso su Facebook e Twitter, Tobruk afferma che le tre navi sarebbero state avvistate sabato “nei pressi delle coste di Bengasi, a Daryana, circa 55 km a est della città”. E non manca di “condannare con fermezza” la presunta violazione, aggiungendo che utilizzerà “ogni mezzo per proteggere la nostra sovranità”.

Ma fonti della Difesa smentiscono categoricamente: né le unità militari di “Mare Sicuro”, la missione nazionale italiana per il controllo e l’assistenza ai migranti, né le navi di Eunavformed, la missione europea di sorveglianza al largo delle coste libiche, erano in zona o comunque sono entrare nelle acque territoriali libiche. Tuttavia la secca smentita non è bastata a placare l’odio l’odio antitaliano che sta montando in Libia.

Il cimitero cattolico italiano di Tripoli Hammangi è stato infatti di nuovo devastato. Lo ha fatto sapere all’Ansa, l’Associazione Italiana Rimpatriati dalla Libia (Airl), facendo pervenire anche delle fotografie.

Tobruk invita l’Italia “a rispettare i trattati firmati tra i due Paesi” e bolla “l’ingresso delle navi italiane come un atto contrario a tutti gli accordi internazionali ratificati dall’Onu”.

Il capo di Stato maggiore libico, Saqr Geroushi, citato dai media locali, ha infine specificato che l’aviazione libica ha fatto decollare ieri, in tarda serata i suoi caccia militari per “monitorare l’attività delle navi da guerra italiane”.

Source: Libia, ira contro Italia: “Vostre navi da guerra in nostre acque”Blitz quotidiano

I FUCILIERI DI MARINA TRATTATI PEGGIO DEL TERRORISTA DEL BARDO DI TUNISI!

I FUCILIERI DI MARINA TRATTATI PEGGIO DEI TERRORISTI DEL BARDO DI TUNISI! danilo-amelotti.comVorrei che tutti leggendo questo mio breve articolo fossero in grado (al meno per un momento) di non pensare in modo politico o di parte… Mi piacerebbe poteste per una volta evitare di pensare ai Fucilieri di Marina come soldati, e pensare a loro come persone, uomini fatti di pelle e ossa.

A questo punto vi inviterei a riflettere sulle frasi nell’immagine, fatte di parole e concetti semplici, non politici (perché non presentati da un partito o da un politico in cerca di voti, ma da un cittadino Italiano) ne tantomeno di parte.

Si è molto parlato di Greta e Vanessa quando furono “riscattate” dai terroristi Islamici in Siria, e si parla ogni giorno di rifugiati di guerra. Tutti, secondo le voci di molti, meritano il nostro aiuto e supporto. Greta e Vanessa in quanto cittadine Italiane, nonostante il loro madornale ‘errore” meritavano di essere ricondotte in patria sane e salve, ed il terrorista del Bardo di Tunisi deve rimanere su territorio Italiano perché in Tunisia vige la pena di morte (e noi Italiani Aberriamo la pena di morte).

Quando invece, è stata, è, e sarà ora di riportare due dipendenti dello stato Italiano a casa, allora vediamo fare passi indietro, e vediamo addirittura accettare di rinviarli in una nazione che attua la pena di morte (sempre quella pena di morte che l’Italia dovrebbe Aberrare)!

Il terrorista del bardo-danilo-amelotti.comAllora se forse, come dicevo in principio, smetteste di pensare come vi dicono di pensare i vostri politici preferiti, o i vostri ideali arcobaleno, e pensaste da umani che vedono altri umani vittime di giochi di potere, riuscirete a percepire come le leggi siano fatte per soddisfare le necessità dei pochi a svantaggio dei molti! E si, perché possiamo anche pensare che i due Fucilieri siano Colpevoli (cose ormai decisamente e seriamente smentite da più fonti: Marò, ora l’India ammette: “I proiettili non erano loro”. — Saremo Veramente ad una svolta sul caso dei Maro’ Salvatore e Massimo?) ma non possiamo proprio pensare che un terrorista straniero (o presunto tale) meriti di essere protetto entro i confini nazionali Italiani da una possibile pena di morte, mentre due dipendenti dello stato Italiano possano addirittura essere rimandati li dove la pena di morte esiste!

Concludo dicendovi, Vanessa e Greta, il terrorista (o sospetti di tali accuse) del Bardo di Tunisi, e molti altri sono tutti “salvi” o fermi sul nostro territorio perché fanno comodo alla politica, per propaganda, per buonismo, per ignoranza, ma soprattutto per i Voti… I fucilieri di marina invece, non fanno comodo a nessuno, sono solo due “cose” da abbandonare nella speranza che prima o poi, anche l’ultimo baluardo di convinti difensori abbandoni la causa e si possa definitivamente mettere tutto a tacere (soprattutto le colpe di chi per motivi da accertare li ha venduti al miglior offerente)!!

Danilo Amelotti

I FUCILIERI DI MARINA TRATTATI PEGGIO DEI TERRORISTI DEL BARDO DI TUNISI! danilo-amelotti.com

 

 

 

 

 

 

 

 

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I’m In Tears After Watching This—It’s the Perfect Song for Our Veterans | The Veterans Site Blog

 

 

 

 

Up and coming country singer Joe Bachman wants to send a message to you. He wants you to know what our veterans have gone through and what they, upon returning home, continue to go through.

Source: I’m In Tears After Watching This—It’s the Perfect Song for Our Veterans | The Veterans Site Blog

Ed io commento: Stupendo discorso di Putin sull’identità cristiana 

Stupendo discorso di Putin sull’identità cristiana e sulla deriva antropologica degli stati occidentali e la loro sistematica distruzione delle loro radici umane e cristiane, senza le quali, si ritorna al primitivismo da cui il Vangelo e la Chiesa ci hanno affrancati.

Forse mi ripeto,

ma la russia e tutte le sue Istituzioni, nei decenni passati sono sempre stati il Nemico della democrazia e dell’occidente.  All’epoca dei muri e della guerra fredda la Russia era considerata Il demonio, ed ogni cittadino di quella terra era o Nemico o persona da salvare da oppressione e dittatura.

Non che all’epoca ciò non fosse vero, e non che i passati governanti o reggenti Russi non fossero (in fin dei conti) dei meri e talvolta spietati dittatori (o forse non voglio realmente credere che tutto quel che ci insegnavano, dicevano ed inculcavano fosse falso): ma oggi la frittata si sta girando, e quelli che erano nemici stanno diventando gli unici alleati, mentre quelli che erano amici, stanno diventando dei dittatori.

Le mie sono forse affermazioni forti, ma cerchiamo di capire che Identità nazionale, identità culturale, libertà “VERA” di pensiero e di parola iniziano realmente a sparire sotto colpi di “democrazie imposte” e strategie folli.  Noi oggi viviamo i nostri governi con la paura, con l’abbandono del credo, e con la massima sfiducia in quello che potrà essere il nostro futuro.  E giorno dopo giorno, video dopo video, parola dopo parola, molti iniziano ad accorgersi che di là da quel muro o confine che ieri era la nostra protezione, oggi sembra esserci un  “salvatore”, o perlomeno, l’unica persona in grado di dire come stanno le cose e capace di mandare avanti un idea “democratica ma vera e severa”.

Personalmente non credo che ci possa essere uno stravolgimento totale degli assetti e che chi ieri era cattivo oggi sia solo buono e chi ieri era buono, oggi sia completamente il cattivo, ma la cosa mi fa riflettere molto e spero, anzi prego che faccia riflettere molti, soprattutto coloro i quali oggi e domani hanno la responsabilità di governare le nostre nazioni! Per ora lasciatemi dire che le parole ascoltate in questo (come in altri) discorso di Putin sono da me condivise al 100%.

Danilo Amelotti

Source e video a : Stupendo discorso di Putin sull’identità cristiana – gloria.tv

LEGITTIMA DIFESA IN UN INVASIONE DOMESTICA: COS’È, E COSA SICURAMENTE NON È!

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A premessa di questo mio scritto vorrei dedicare lo stesso al Presidente Renzi, all’Onorevole Salvini, e più in generale, a tutti i nostri politici, nella speranza che ne facciano tesoro per imparare qualche nozione a loro forse sconosciuta o “dimenticata”. Vorrei inoltre dedicarlo a tutti quei giornalisti che, probabilmente nella sola ricerca della audience, usano termini e frasi sbagliate, rendendosi quindi responsabili non solo di una mala informazione e distorsione di fatti, ma anche di un serio indebolimento della sicurezza del cittadino!

L’articolo

Poco tempo fa pubblicai un articolo che parlava della difesa domestica. All’interno dell’articolo descrivevo per sommi punti cosa fosse la difesa domestica e come essa dovesse essere organizzata. Al termine dell’articolo la mia conclusione fu:

…spero con queste righe di aver fatto breccia nelle vostre menti e idee, facendo capire a tutti quelli che vedono la difesa domestica come un’arma detenuta in casa o un semplice gancetto alle tapparelle, che la difesa domestica è cosa ben più seria e complicata di quel che vorrebbe sembrare.

Oggi mi trovo nuovamente a scrivere su quest’argomento, e lo faccio in risposta al recente evento, che vede un pensionato di 65 anni accusato di omicidio volontario per aver sparato con la propria arma regolarmente detenuta e denunciata ad un invasore domestico.

Penso che fuori dalle de-generalizzazioni dell’evento causate della politicizzazione dello stesso (ergo parti politiche che fan leva sull’accaduto per ottenere consensi) e dal diffondersi di post senza senso sui social media, che tramutano addirittura un atto di difesa personale (quindi legittima difesa) in un atto di giustizia privata (quindi omicidio intenzionale o cosa simile), bisogna riuscire a capire cosa sia un ‘ invasione domestica, quale sia la psicologia dell’assalitore e dell’assalito, e quali fattori intervengano ad influenzare l’esito della stessa.

Per rendere il discorso semplice basta pensare al mondo animale… se un animale (qualunque esso sia) è attaccato nella sua tana, l’animale si difende con il massimo della forza possibile. Ciò non è dovuto all’intenzione dell’animale di uccidere l’assalitore, bensì dall’intenzione di difendere sia la propria tana sia la propria vita. Se al termine della colluttazione l’assalitore ha la peggio e muore, non penso che nessuna persona potrebbe mai dire che l’animale che si difendeva era un omicida!

animali in lotta-danilo-amelotti.comOra sento già i perbenisti del caso lamentarsi e spargere un brusio di critiche dicendo che noi umani non siamo animali, e che la nostra intelligenza ci dovrebbe aiutare a evitare un uso della forza troppo irruento.

Bene, allora torniamo a noi, come uomini (umani) e come persone dotate d’intelligenza. Quando qualcuno ci prende di soppiatto, magari per farci uno scherzo, qual é la nostra reazione? Se non avete il coraggio di dirlo voi ve lo dirò io … scattare come fa un animale quando lo pizzicate di nascosto … e se invece di uno scherzetto doveste ricevere un colpo, quale sarebbe la vostra prima reazione “istintiva”? Restituire il colpo e allontanarvi il più velocemente possibile… ebbene si, esattamente come farebbe un animale che riceve una botta!

Da quanto dico sopra, penso che tutti potrete evincere il senso dell’ affermazione che segue: un uomo, a prescindere dalla sua collocazione sociale, sesso, religione, cultura etc, quando si sente improvvisamente in pericolo reagisce istintivamente come farebbe un animale, con il preciso intento di difendere la propria vita e/o casa/dimora/ luogo etc.

Quindi che cosa è la difesa personale ed in cosa differisce dalla giustizia privata? Se nella difesa personale noi assistiamo ad una persona (o animale) che reagisce ad un ‘ offesa improvvisa e/o inaspettata per il solo scopo di difendere la propria ed altrui sicurezza, in un atto di giustizia privata noi vediamo un uomo (non più un animale) che (più o meno lucidamente) decide di “vendicarsi” di un torto subito, e quindi impugnando un arma (propria o impropria, da fuoco o meno) si reca da chi gli ha fatto il torto per avere “giustizia”.

Come potrete tutti ben notare, mentre l’atto di difendersi ad un ‘ offesa improvvisa e/o inaspettata ha carattere di pura reazione istintiva (la dove la reazione può anche essere prolungata in base alla percezione di pericolo sentita dall’assalito), ed è quindi inequivocabilmente e palesemente riconducibile ad istinti naturali di tutti gli esseri viventi, la giustizia privata é tipica solo del genere umano, perché richiede premeditazione, pensiero, ingegno, pianificazione ecc.

Quindi, ancora una volta, è bene capire che la “legittima difesa”, quindi atto immediatamente successivo ad un’ offesa diretta, avviene nel momento in cui questa offesa viene perpetrata, mentre la giustizia privata e successiva ad un ‘offesa e (normalmente) avviene quando l’individuo ha certezza o sentore che le istituzioni non saranno in grado di garantire che “giusta giustizia sia fatta”.

In conformità a quanto sopra detto, si apre un nuovo argomento, in altre parole, quello della certezza della giustizia e della pena, ma per necessità di spazio e tempo e, per non dover affrontare un così delicato argomento in poche righe, rimando lo stesso ad un futuro e più approfondito articolo.

Ritornando quindi alla difesa domestica ed alla legittima difesa, rimangono da dire ancora alcune importanti cose.

burglar0426_imageInnanzitutto la difesa personale (o legittima difesa) non può essere associata ad un rapporto di forze tra offesa e difesa: infatti, nel momento in cui una persona riceve un assalto non ha il tempo (né spesso le capacità) di valutare quale sia la capacitá e la forza del suo assalitore. Se, ad esempio, volessimo ipotizzare di vivere in un mondo idilliaco e perfetto (fuori dal fatto che rimarrebbero comunque i delinquenti, quindi questa perfezione forse di per sé sarebbe già fasulla) potremmo immaginare che, nello stesso momento in cui un assalitore ci si avvicinasse, un computer potrebbe indicarci tutti i valori dell’aggressore (droghe, adrenalina, forza, ossigenazione, capacità di movimento, aggressività ecc.) e darci la migliore soluzione sulla difesa da attuare (magari, come visto nel film Matrix, caricandoci immediatamente un corso di autodifesa specifico per il tipo di offesa), ma siccome viviamo in un mondo generalmente normale, e tutt’altro che idilliaco, quando una minaccia ci si para davanti, la nostra reazione sarà sempre quella di difenderci con la maggior rapidità e forza possibile, per poi scappare e metterci al sicuro, in attesa dell’arrivo delle Forze dell’Ordine.

Altro fattore da valutare è la reale preparazione e capacità della persona che si difende: da quanto è detto da giornali, politici, magistrati, ecc, sembra che ogni uomo di questa terra sia di natura in grado di difendersi applicando la sola forza necessaria all’arresto dell’assalitore! Mai eresia più grande potrebbe essere anche solo pensata. Io sono un incursore in congedo, dopo 25 anni di attività passando dal pulisci gabinetti finendo alla direzione di corsi ed addestramenti per personale altamente qualificato, con missioni, guerre, addestramenti specifici etc nel mio bagaglio professionale, forse sarei in alcuni frangenti in grado di controllare la mia reazione, e quindi metter in atto una difesa proporzionata all’offesa ricevuta (dico e specifico sarei, perché anche io nel buio della mia casa, in fronte ad un assalitore improvviso, potrei agire con la massima forza, non essendo comunque in grado di valutare le reali capacità offensive del mio nemico), ma questo fatto rimane unico per un numero limitatissimo di umani! … la maggior parte della popolazione (per fortuna forse) non ha tali capacità e conoscenze, quindi non ha proprio possibilità di controllare la propria reazione in un frangente di offesa improvvisa.

Spero di aver fatto quindi chiarezza sull’argomento, dando a voi lettori una visuale differente dalle solite urla isteriche dei social media e dalla disinformazione costante sparsa dal mondo dei giornalisti in cerca di scoop!

Vorrei terminare con una considerazione di tipo “tattico”. Oggi, si sta facendo molto rumore intorno all’uso delle armi, alla loro detenzione, alla voglia di molti di possederle e alla paura dei nostri politici di avere troppe persone armate sul territorio. Questi sono sicuramente problemi che dureranno per sempre, e non possono o devono diventare ostacolo al diritto alla difesa del cittadino, ne tantomeno strumenti per modificare leggi in favore del mondo criminale! (A tal proposito, vorrei insistere sul fatto che in nazioni ove le armi da fuoco sono di “libero” utilizzo e porto, la criminalità è minore di quella ove le armi da fuoco sono generalmente proibite).

File photo dated 26/02/13 of a police officer using a Taser, as police chiefs called for an independent review into the safety of Tasers after an inquest found that the use of a 50,000-volt stun gun contributed to the death of a young man.
File photo dated 26/02/13 of a police officer using a Taser, as police chiefs called for an independent review into the safety of Tasers after an inquest found that the use of a 50,000-volt stun gun contributed to the death of a young man.

Ma se una cosa può essere fatta per diminuire le probabilità che un “povero ladro che fa solo il suo disonesto mestiere” possa rimanere ucciso dall’arma di un “cattivo cittadino armato”, è quella di autorizzare la vendita al pubblico di armi non letali, quali TESER, Pistole a vernice, etc.
Sicuramente sei il pensionato avesse avuto un TESER al posto della pistola, oggi staremmo come sempre a discutere di calcio, invece, grazie a leggi e proibizioni folli e stupide, abbiamo un povero ladro morto, ed un “cattivo ed aggressivo” cittadino sotto processo per aver difeso la propria casa e famiglia!
Vi prego di condividere questo scritto con più persone possibile, non per farmi diventare un famoso giornalista o scrittore, ma per diffondere la conoscenza e (a mio personale parere) il giusto modo di vedere i fatti ed i problemi inerenti la difesa personale e domestica.

Danilo Amelotti

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LEGITTIMA DIFESA IN UN INVASIONE DOMESTICA- COS’È E COSA SICURAMENTE NON È. DANILO-AMELOTTI.COM

 

E’ morto Emilio Ammiraglia, un combattente storico per i diritti dei militari

Roma, 21 ott – (di Giuseppe Paradiso) “E’ morto Emilio Ammiraglia”, un messaggio privato su Facebook da parte di un caro amico mi ha portato ieri sera questa brutta notizia. Telefono immediatamente ad Antonella Manotti, direttore de “il Nuovo giornale dei Militari”, che con la voce rotta dall’emozione mi conferma la triste notizia a causa dell’improvviso aggravarsi delle condizioni di salute di Emilio. Ma chi era Emilio Ammiraglia? Perchè questo Maresciallo dell’Aeronautica Militare in quiescenza merita di essere ricordato da tutti?Emilio Ammiraglia, per quelle poche (spero) persone che in ambito militare non ne hanno mai sentito parlare, era il presidente di Assodipro, una delle associazioni “storiche” impegnate da sempre a tutela dei diritti dei militari. Già, i diritti dei militari, un argomento che sembra importante solo per gli “addetti ai lavori” ma che invece riguarda da vicino tutti i cittadini italiani, perchè su quel fronte si combatte – e spero si continuerà a farlo – contro forze restauratrici che vorrebbero ridurre ai minimi termini e all’irrilevanza quanto enunciato dall’articolo 52 della Costituzione Italiana: “L’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”. Perchè si sappia, è giusto sottolineare che oggi, come ieri, in certi ambienti parlare di processo riformatore in senso democratico dell’ordinamento militare provoca ancora dei terribili mal di pancia; perchè si vuole in maniera ostinata operare una netta separazione del personale militare rispetto a quelle forze della società civile che hanno ben presente come le conquiste democratiche siano la garanzia contro ogni velleità di autoritarismo strisciante.

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