Domani si celebra l’anniversario della battaglia del Pastificio.

Sono passati 23 anni dalla battaglia che è passata alla storia come la Battaglia del Pastificio! Avevo appena 19 anni e mi ero qualificato Incursore da uno.

Quella missione, IBIS, è rimasta nella mia memoria per tante cose, non solo perché fu la prima, ma perché fu la prima dove mi trovai faccia a faccia con il nemico, in un ambiente strano, dove un giorno sembrava quasi di essere in vacanza, ed il giorno seguente ti rendevi conto che quella nazione era in guerra contro tutto e tutti.

Tra i colleghi ed amici con il quale ebbi il piacere ed il grande onore di servire c’era il mio amico e maestro Stefano Paolicchi.  Lui era un Incursore ed un grande uomo, dotato di un umanità infinita, sempre pronto ad aiutare tutti, e sempre disponibile a mettere la sua conoscenza ed esperienza al servizio di noi “giovani”!

Anche il 2 Luglio del 1993,Stefano era li con noi… Molti hanno descritto e scritto di quella battaglia, ed onestamente io non penso di poter scrivere molto di più… ho ricordi vividi di alcuni momenti, e molto vaghi di altri.  Di sicuro mi ricordo Stefano negli ultimi attimi della sua vita!

E per questo che voglio dedicare questo breve scritto a lui, a Stefano… Con il suo coraggio, la sua ostinazione e capacità, nell’estremo sacrificio, ha permesso a molti Italiani di uscire indenni da quell’imboscata!

Grazie Stefano, ONORE a te!  Riposa in pace amico mio!

Danilo

memorial Stefano Paolicchi

MISSIONE IBIS \ SOMALIA 1992-1994 | EAF Airsoft.

GUERRA ALL’ISIS, L’ITALIA MANDA IL 9° COL MOSCHIN IN IRAQ: ECCO I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

GUERRA ALL’ISIS, L’ITALIA MANDA IL 9° COL MOSCHIN IN IRAQ: ECCO I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

GUERRA ALL’ISIS, L’ITALIA MANDA IL 9° COL MOSCHIN IN IRAQ: ECCO I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Secondo quanto rivela il Foglio, che ha interpellato una fonte della Farnesina, l’Italia è pronta ad inviare Forze Speciali sul fronte iracheno per combattere l’Isis: “Si tratta di trenta incursori del Nono reggimento d’assalto Col Moschin e raggiungeranno un contingente di forze speciali americane in una nuova base militare creata a Taqaddum, tra Falluja e Ramadi – città entrambe controllate dallo Stato Islamico, la seconda è caduta a metà maggio”.

Parliamo di uno dei migliori reparti delle Forze Armate italiane, un’élite di soldati altamente specializzati e addestrati per combattere nelle peggiori condizioni. Gli incursori del 9° Col Moschin sono famosi in tutto il mondo per la loro capacità d’azione nei più pericolosi scenari di guerra, come hanno già dimostrato in passato sul fronte afghano e prima ancora in Iraq.

“L’amministrazione Obama” – racconta ancora Ranieri sul Foglio – “aveva chiesto al governo italiano ottanta operatori delle forze speciali nell’ambito di una nuova strategia contro lo Stato islamico, ma il governo ha optato per trenta. Mercoledì i militari sono passati al Ministero degli Esteri per ritirare trenta passaporti diplomatici, che consentiranno loro l’accesso al paese via Baghdad e anche l’immunità diplomatica in caso di complicazioni”.

Tutto quindi sembra essere pronto per la partenza, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Secondo quanto rivelato dal Foglio, i soldati italiani svolgeranno operazioni sul campo, “outside the wire” (fuori la base, ndr), “assieme alle forze speciali americane, all’esercito iracheno e anche assieme ai clan sunniti locali chiamati a prendere le armi (in teoria) contro lo Stato islamico“.

Il tempo delle chiacchiere sembra essere finito e si passa direttamente alle maniere forti, altrimenti non si sarebbe deciso di inviare gli incursori del 9° Col Moschin a combattere l’Isis. È chiaro a tutti che quando si mette in moto un’operazione del genere, per cui vengono scelti i migliori, si va sul fronte per abbattere il nemico, limitando al massimo il rischio. In uno scenario come quello iracheno un piccolo drappello di 30 soldati altamente specializzati può essere molto più letale di un contingente numeroso ma macchinoso e poco agile.

ALLERTA ANTITERRORISMO IN ITALIA

Dopo il venerdì nero del terrorismo internazionale, con i 4 attacchi in Somalia, Kuwait, Francia e Tunisia, il Ministro dell’Interno Alfano ha elevata l’allerta antiterrorismo in Italia: “Non c’è nessun paese a rischio zero, e per questo oggi abbiamo elevato l’allerta e diramato l’allerta alle prefetture e alle questure.”

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Ecco chi sono gli uomini del “Col Moschin”

Il IX reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” – assieme al Gruppo Operativo Incursori del Comsubin (Goi), al Gruppo intervento speciale dell’Arma dei Carabinieri e al 17° Stormo incursori dell’Aeronautica Militare – compone le Forze speciali italiane.

Ecco chi sono gli uomini del "Col Moschin" - IlGiornale.it

Il “Col Moschin” ha come compiti quello di sabotare, compiere incursioni “in ambienti controllati dal nemico e contro obiettivi strategici, ricercare e salvare ostaggi in zone di guerra, eliminare gli ostacoli e preparare il territorio per l’invio delle forze convenzionali”, fare ricognizioni speciali, operazioni anti-terrorismo ed evacuare connazionali da Paesi a rischio, come è riportato nel libro IX Reggimento paracadutisti “Col Moschin”. Forze speciali e Corpi d’Elite.

Il Nono discende direttamente dalla tradizione degli Arditi, in particolare dal X reggimento arditi, di cui detiene la bandiera e dal quale ha ereditato sia l’anno di costituzione (il 1918) che le mostrine (le splendide fiamme nere). Questo reggimento prende il nome dalla “collina Moschin”, conquistata dagli Arditi il 16 giugno 1918. Le “fiamme nere”, alle prime luci dell’alba di quella mattina del 16 giugno, si portano sulla selletta del Col Moschin. Urlano “Messe! Messe!”. Il pugnale tra i denti e le bombe in mano. In poco più di dieci minuti conquistano la posizione austriaca. Hemigway, racconta così l’impresa degli Arditi: “E il battaglione avanzò. Non dietro uno sbarramento, non in ordine regolare, non a passo cadenzato, ma urlando, bestemmiando, correndo, urtandosi, spingendosi per essere i primi all’urto”.

L’addestramento degli uomini del “Col Moschin”

Gli incursori del Nono si trovano a proprio agio in qualsiasi ambiente: aria, terra e acqua non sono un problema. Di più: il periodo di addestramento, come scritto in IX Reggimento paracadutisti “Col Moschin”, “si svoge anche attraverso varie esercitazioni in diverse parti del mondo, dall’Antartide all’America, rendendo così questi combattenti scelti capaci di operare in qualsiasi scenario”. Coloro che aspirano a diventare incursori non devono aver ottenuto valutazioni inferiori a “superiori alla media”. Devono essere quindi il più possibile perfetti.

La caratteristica degli incursori, nonostante siano fortemente legati l’uno all’altro, è quella di saper agire “con ampi margini di autonomia operativa e logistica in condizioni di forte isolamento, in unità tattiche di ridotta entità numerica, in contesti non permissivi o ostili, e capaci di muoversi in qualunque ambiente, utilizzando tutti i mezzi, gli equipaggiamenti e i sistemi d’arma necessari all’assolvimento della missione ricevuta”.

via Ecco chi sono gli uomini del “Col Moschin” – IlGiornale.it.