Ecco chi sono gli uomini del “Col Moschin”

Il IX reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” – assieme al Gruppo Operativo Incursori del Comsubin (Goi), al Gruppo intervento speciale dell’Arma dei Carabinieri e al 17° Stormo incursori dell’Aeronautica Militare – compone le Forze speciali italiane.

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Il “Col Moschin” ha come compiti quello di sabotare, compiere incursioni “in ambienti controllati dal nemico e contro obiettivi strategici, ricercare e salvare ostaggi in zone di guerra, eliminare gli ostacoli e preparare il territorio per l’invio delle forze convenzionali”, fare ricognizioni speciali, operazioni anti-terrorismo ed evacuare connazionali da Paesi a rischio, come è riportato nel libro IX Reggimento paracadutisti “Col Moschin”. Forze speciali e Corpi d’Elite.

Il Nono discende direttamente dalla tradizione degli Arditi, in particolare dal X reggimento arditi, di cui detiene la bandiera e dal quale ha ereditato sia l’anno di costituzione (il 1918) che le mostrine (le splendide fiamme nere). Questo reggimento prende il nome dalla “collina Moschin”, conquistata dagli Arditi il 16 giugno 1918. Le “fiamme nere”, alle prime luci dell’alba di quella mattina del 16 giugno, si portano sulla selletta del Col Moschin. Urlano “Messe! Messe!”. Il pugnale tra i denti e le bombe in mano. In poco più di dieci minuti conquistano la posizione austriaca. Hemigway, racconta così l’impresa degli Arditi: “E il battaglione avanzò. Non dietro uno sbarramento, non in ordine regolare, non a passo cadenzato, ma urlando, bestemmiando, correndo, urtandosi, spingendosi per essere i primi all’urto”.

L’addestramento degli uomini del “Col Moschin”

Gli incursori del Nono si trovano a proprio agio in qualsiasi ambiente: aria, terra e acqua non sono un problema. Di più: il periodo di addestramento, come scritto in IX Reggimento paracadutisti “Col Moschin”, “si svoge anche attraverso varie esercitazioni in diverse parti del mondo, dall’Antartide all’America, rendendo così questi combattenti scelti capaci di operare in qualsiasi scenario”. Coloro che aspirano a diventare incursori non devono aver ottenuto valutazioni inferiori a “superiori alla media”. Devono essere quindi il più possibile perfetti.

La caratteristica degli incursori, nonostante siano fortemente legati l’uno all’altro, è quella di saper agire “con ampi margini di autonomia operativa e logistica in condizioni di forte isolamento, in unità tattiche di ridotta entità numerica, in contesti non permissivi o ostili, e capaci di muoversi in qualunque ambiente, utilizzando tutti i mezzi, gli equipaggiamenti e i sistemi d’arma necessari all’assolvimento della missione ricevuta”.

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