Perché nella legittima difesa, la difesa domestica dovrebbe sempre avere un posto privilegiato?

Per dare una risposta a questa domanda bisognerebbe uscire dalla razionalità matematica delle leggi per entrare nel mondo umano, fatto di irrazionali sentimenti e abitudini, fatto di tutte quelle cose che spesso le leggi razionali non tengono in conto. 

La nostra casa, il posto dove noi viviamo quando non siamo al lavoro, quando stiamo con la nostra famiglia, o dove semplicemente ci andiamo a riposare, è per tutti percepita come il “nido” o la “tana” di un qualsiasi animale. 

In casa nostra infatti, non abbiamo bisogno di truccarci e vestirci bene, non abbiamo bisogno di parlare con moderazione e di trattenere commenti che in pubblico verrebbero visti come “non politically correct” o addirittura offensivi o maligni.  

In casa nostra noi ci rilassiamo e abbassiamo le nostre difese e i nostri scudi, ci piace magari vestire comodi, o addirittura non vestire nulla, ci piace tenere i capelli arruffati, la barba lunga e vestire il pigiama di nostro marito o la maglia larga che usa sempre nostra moglie. 

La nostra casa, il nostro nido, la nostra tana, è il posto dove mettiamo a nudo noi stessi, dove ci piace ridere e scherzare con la nostra famiglia, dove facciamo l’amore con i nostri partner e dove insomma, mettiamo totalmente a nudo noi stessi, senza filtri o barriere che tengano esponendo la parte più debole e indifesa del nostro IO. 

In questa situazione, un’intrusione o peggio ancora un assalto, diventa estremamente più pericoloso, più offensivo e più devastante, non solo per la nostra incolumità fisica, ma anche per quella psicologica. Ogni uomo, donna o gender di questo mondo, quando attaccato entro i confini di casa propria, sente molto di più il diritto non solo di difendersi, ma di cacciare con più forza possibile quell’aggressore.  

Ecco allora che una legge per tutelare e garantire la legittima difesa in ambito domestico diventa decisamente importante, forse anche più importante della legittima difesa in generale, ovvero in quei posti dove un minimo di “difesa e auto protezione” è considerata normale. 

Concludo dicendo che comunque, tutta questa discussione attuale sulle nuove modifiche apportate alla legge sulla legittima difesa ha dell’assurdo.  Questo non tanto perché la legge sia o meno buona e giusta, quanto perché le stesse persone che oggi la stanno criticando aspramente, sono quelle che ieri l’hanno votata in parlamento, sono quelle che non si sono opposte quando ne avevano il potere o sono quelle che non sono chiamate a giudicare la legge, bensì a giudicare le persone che si sono comportate in accordo con la stessa o fuori dai parametri dettati dalla stessa.

La difesa in ambito domestico dovrebbe sempre essere Legittima, a prescindere da ogni buonismo sociale o idea matematica della giusta difesa! 

Danilo Amelotti 

The role of guns in home or self defence

Quale significato ha il ritorno del leader di Isis Abu Bakr al-Baghdadi

Nia Guaita

L’ultima volta che l’abbiamo visto, era sul pulpito della Grande Moschea di al-Nuri a Mosul, a proclamare un nuovo “Califfato”. Dopo quasi cinque anni di atrocità che hanno sconvolto il mondo intero, lo Stato islamico ha perso in sostanza tutti i territori che aveva conquistato e un mese fa, è caduta Baghouz, per mano dei militanti curdi, l’ultima roccaforte che aveva in Siria. Ma perché al-Baghdadi è tornato?

I motivi che l’hanno spinto a pubblicare questo video, potrebbero essere diversi, ma sono due gli eventi importanti delle ultime settimane che potrebbero essere associati a questa decisione. Anzitutto la caduta di Baghouz, che ha effettivamente messo fine al regno geografico dello Stato islamico. Le conseguenze di questa sconfitta sono evidenti: migliaia di combattenti sono fuggiti nel deserto, molti altri si sono arresi o sono stati catturati e tuttora detenuti dai curdi. L’altro evento tragicamente importante, riguarda gli attacchi nello Sri Lanka che…

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Face to Face with women of ISIS

Nia Guaita

Ho scritto più volte sulle donne di Isis e anche se alcune di loro possono essere state irretite dalla propaganda dello Stato islamico, la maggior parte è profondamente radicalizzata e anche se hanno dovuto arrendersi ai combattenti SDF sostenuti dagli Stati Uniti, condividono tuttora e fermamente l’ideologia del gruppo terrorista. Queste donne possono essere ancora più fanatiche e aggressive delle loro controparti maschili (il che è tutto dire) e la realtà le vede ben lontane dall’immagine stereotipata della vittima di Isis spesso presentata dai media. Le vere vittime di Isis, sono le migliaia di bambine e donne Yazidi schiavizzate per anni dallo Stato islamico, non certamente le “mogli” che hanno condiviso con i miliziani le atrocità commesse.

Rola Al-Khatib, giornalista della rete Al-Arabiya, si è recata nel campo di Al-Hol nel nord della Siria, riservato alle donne straniere, ed ha intervistato alcune di loro e i loro figli. Il campo…

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Sicurezza e attitudine da struzzo

Abbiamo visto tutti i fatti recenti successi in Nuova Zelanda e nello Sri Lanka. 

Da una parte un individuo, che armato di tutto punto, decide di penetrare in due luoghi sacri islamici (due moschee) e apre il fuoco su tutte le persone che erano all’interno (e all’esterno). Nessuno si perita (giustamente) a indicare chiaramente il soggetto con il suo appellativo “Suprematista Bianco”, che lo distingue nettamente dal resto della popolazione e che lo colloca precisamente in una categoria ben definita 

Dall’altra, un gruppo di individui (quindi non solo più il singolo ma il gruppo) che penetra in molteplici locazioni e si “immola” alla sua causa, facendo esplodere lo zaino contenete grossi quantitativi di esplosivo e uccidendo centinaia di persone. Qui tutti si peritano a dare chiara categorizzazione, sia delle vittime che dei carnefici. Qua si parla di “adoratori della pasqua” (le vittime), e di fanatici religiosi (i carnefici). 

La somma ed analisi fredda e crudele di questi eventi è la seguente: 

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https://www.linkedin.com/pulse/sicurezza-e-attitudine-da-struzzo-danilo-amelotti

Africa: chi sta vincendo nella corsa al Continente – Nia Guaita

https://niaguaita.wordpress.com/2019/04/21/africa-chi-sta-vincendo-nella-corsa-al-continente/amp/

Article: Briton accused of spying in the UAE reveals it will ‘take years’ to recover from his ordeal after being granted a pardon

Briton accused of spying in the UAE reveals it will ‘take years’ to recover from his ordeal after being granted a pardon

https://www.telegraph.co.uk/news/2018/12/18/briton-accused-spying-uae-reveals-will-take-years-recover-ordeal/amp/

Sent via @updayUK

#Global Terrorism Index 2018

The Institute for Economics & Peace (IEP) in collaborazione col National Consortium for the Study of Terrorism and Responses to Terrorism (START), ha pubblicato l’annuale Global Terrorism Index (GTI). Il rapporto rappresenta uno studio completo che analizza l’impatto del terrorismo in 163 Paesi e copre il 99,7% della popolazione mondiale, concentrandosi sulle principali tendenze globali e regionali nella valutazione delle minacce di terrorismo. Sebbene il numero di morti per terrorismo sia diminuito considerevolmente negli ultimi tre anni, nuove minacce continuano a emergere. Le organizzazioni terroristiche islamiche hanno dimostrato di essere altamente resilienti e fluide, formando nuovi gruppi e alleanze a un ritmo estremamente rapido e nel 2017, oltre 100 Paesi hanno avuto almeno un attacco terroristico.

CONTINUA A LEGGERE A:  #Global Terrorism Index 2018

Incursori dell’esercito, gli eroi di un’Italia che non sa – Italia Notizie 24

Incursori dell’esercito, gli eroi di un’Italia che non sa

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«Il Paese non saprà mai il debito gratitudine che ha nei confronti di questi uomini» Parole calde e commosse, rivolte agli incursori dell’esercito, gli uomini del 9° reggimento d’assalto Col Moschin.

E per una volta, finalmente, non pronunciate davanti a feretri avvolti nel tricolore solo per onorarne la memoria. Parole scandite dal Generale Franco Monticone in occasione del 40esimo anniversario della costituzione dell’UN.I.S. l’Unità di Intervento Speciale del 9° Col Moschin da lui stesso istituita nel 1978.

Continua a leggere a: https://www.italianotizie24.it/incursori-dellesercito-gli-eroi-di-unitalia-che-non-sa/

Violence against hostages – an analysis of 12 cases of hostage-taking, 2007-2017 (by krigsvidenskab.dk)

Introduction
Taking people hostage for financial or political gain is almost as old as history itself1. While it has always been unpleasant to be held hostage, the dynamics of hostage taking has changed over the years. For example, increasing use of smartphones and internet in general and among hostage takers in specific has made the hostage business both more volatile, much faster and has made pictures and videos of hostages more widespread2.

In recent years, much media attention has been focused on the extreme violence and brutality displayed by hostage takers in the Middle East. The beheadings of several hostages by the Islamic State in 2014 has been on the cover of newspapers and as breaking news in television as violence makes good headlines3. The extreme violence and brutality against hostages taken by pirates of the coast of Somalia or in Syria by ISIS may lead to the belief that all hostages are exposed to violence during captivity. However, less research on hostage taking has been devoted to exploring how, why and how often physical violence against hostages takes place and how hostages have dealt with it4.

This article seeks to provide a brief overview of the extent of violence and the circumstances hostages are exposed to by their captors, thereby adding details and insights to the dynamics of hostage situations. Drawing on experience from 12 cases involving 24 Danish hostages in the period 2007-2017 this article will analyze the reasons why some hostages are exposed to violence and identify potential mitigation techniques. While researching the subject it became clear that the lack of available data restrains the project. Firstly, the 12 identified cases, which forms the foundation for this project, are by no means exhaustive, as many cases likely remain unknown to the public. Secondly, the nature of the subject means that much information and many details of the cases that are known to public are hard to obtain. Therefore, this essay relies primarily on cases where it has been possible to interview former hostages in order to improve the validity of the findings. The study will inform both professionals dealing with hostage negotiation and crisis management, organizations providing hostage survival training and the wider public. The insights provided may help negotiators understand the dynamics of the physical threat against the persons they are trying to be released. Further, as support to relatives is part of most crisis management, professionals may use this information to limit the uncertainty experienced by the relatives by relating to other similar cases. Finally, hostage survival training and similar training programs such as hostile environment awareness training (HEAT-courses) may be qualified by including knowledge on violence and the associated coping strategies.

KEEP READING AT: https://krigsvidenskab.dk/violence-against-hostages-an-analysis-of-12-cases-of-hostage-taking-2007-2017?fbclid=IwAR3og-mjoc5bfauNzcIkeK9Va7ltWMMZuQ4Dg2KCmSzKSsgW8HMIMCoaoZw